"La città esistono in funzione degli abitanti, e quando diventano inutili, muoiono."
Cedric Price
Un anno fa, giorno più giorno meno, ero a Kiruna, Lapponia, Svezia. Mi sono ripromesso di tornarci tra quindici anni, perché allora Kiruna sorgerà altrove, ai piedi di un'altra montagna, su un'altra distesa di terra 4 chilometri a nord-est rispetto alla sua collocazione attuale. Kiruna è nata intorno alla più imponente miniera di ferro d'Europa, un ferro purissimo, raro e prezioso; ma ora tanta materia prima è stata estratta che l'area sotto la città sta collassando su se stessa e Kiruna rischia di sprofondare in una voragine. Il suo lago è già una canyon arido e scarno. Nel prossimo decennio la città verrà quindi spostata, casa dopo casa, la Kiruna Kyrka, che si dice l'edificio più bello in Svezia, la caserma dei pompieri, il municipio, forse anche la casa del primo "minatore" della città, Hjalmar Lundbohm. Tutto traslato più in là - a farsi i conti in tasca costa meno che interrompere le estrazioni minerarie.
Presi da un impeto futurista, in macchina sulla strada da Voltri al porto di Genova, ragionavamo sul perché non si lasci che Venezia sprofondi nelle acque una volta per tutte. Venezia è biologicamente morta; è un organismo putrescente, il suo stato di decomposizione è irreversibile. Thomas Mann aveva intuito il languore della morte che si infiltrava nei canali e nelle strade della città, e, solo, ne aveva descritto l'aria estremamente densa, stagnante. Ancora oggi quell'aria è malarica, pestilenziale. Gli abitanti di Venezia sono non più goliardiche comparse di un teatrino, ma spettri, ombre: si muovono flemmatici lungo le fondamenta, schivi nel labirinto delle calle, un miraggio sui ponti. Venezia andrebbe abbandonata, troppe energie, troppo denaro sono necessari per reiterare lo status quo della vita quotidiana - una vita che per antonomasia pretende la praticità. Venezia sarebbe ancora più bella se fosse un tesoro sommerso, da visitare con l'attrezzatura da sub, un film hollywoodiano proiettato come un documentario prima dell'immersione e riproduzioni del Canaletto da visualizzare sott'acqua, sul vetro della maschera, come un layer da applicare sul fondale marino che si ha davanti agli occhi. L'industria dell'esperienza avrebbe allora realizzato il suo capolavoro su questa terra.
Nell'Unione Sovietica le città venivano erette ad obsolescenza programmata. Giustamente sono le architetture stesse che lottano contro le pretese di eternità dei progetti. Le architetture si sgretolano, ogni volta più romantiche, umane più degli umani che le vorrebbero per sempre un'idea fluttuante. A partire dagli anni Novanta un centinaio di città in Russia e una quarantina in Ucraina stanno lentamente scomparendo e tra il 2000 e il 2007, con la chiusura di tante miniere, 400.000 persone hanno abbandonato la Siberia. A dirla tutta, qui non si è mai trattato di vere e proprie città, ma più che altro agglomerati urbani sorti per allocare gli individui legati ad un'unica, enorme e totalizzante, realtà produttiva; fallita quella il suo contorno non avrebbe più teoricamente motivo di esistere e dovrebbe spegnersi, così, tutto d'un tratto, come si è spento l'interruttore generale della fabbrica; arrestarsi come si arresta la macchina priva di energia. Ma gli individui non sono tutti pronti a reinventarsi o ad abbandonare le proprie case. L'intraprendenza non è da tutti, la creatività in tempi di magra tanto meno. Se alcuni vanno, molti restano; perché in fondo non hanno nessun altro posto dove andare, perché è nata in loro una sensazione che i tedeschi chiamano "heimat", noi italiani più semplicemente "radici", che non sempre implica l'essere autoctoni di un luogo e che può svilupparsi anche con pochi anni di stanzialità. Abbandonare un luogo significa sempre sradicarsi da esso e farne i conti sulla propria pelle.
"Il destino di questi luoghi e quello delle persone non sono legati, ed è una grandissima fortuna, perché i tentativi di salvarli sono espressione di un conservatorismo cieco. Come i salvataggi delle banche, servono a mantenere artificialmente in piedi un sistema iniquo e insostenibile" scrive Lucia Tozzi a proposito delle suburbia americane. Sarebbe bello se non fosse vero solo in parte.
Perché in fondo vale la pena che Detroit sopravviva, che la roccaforte del fordismo diventi un baluardo della decrescita come la teorizza Latouche, tra agricoltura urbana, pratiche avanguardistiche di riciclaggio e ripensamento della viabilità pesante. Se fisicamente questa città è un relitto, molti dei suoi abitanti hanno dimostrato di essere abbastanza vitaminici per rimetterla in piedi.
Sono gli abitanti i primi a volere che la loro San Francisco venga allagata ogni trent'anni.
Cedric Price è stato un pioniere dell'architettura radicale. Autore di progetti utopici, che scossero tutta l'architettura accademica della Londra degli anni Cinquanta, dal Fun Palace alla Potteries Thinkbelt, Price ha teorizzato il "Non Plan" e messo in discussione l'ortodossia della pianificazione architettonica. Nel 2003, Hans Ulrich Obrist ha curato Re:CP Cedric Price, la più comprensiva monografia dell'opera dell'architetto.
Hjalmar Lundbohm è stato un geologo e chimico svedese, fondatore della LKAB, la compagnia proprietaria delle miniere di Kiruna e Malmberget. Oggi la LKAB è di proprietà del governo svedese.
Uscito nel 1912, La morte a Venezia è considerato il vertice della produzione narrativa di Thomas Mann. Nel romanzo lo scrittore Gustav Aschenbach trascorre alcuni giorni di villeggiatura a Venezia, inebriato dai tratti neoclassici, di bellezza assoluta, del giovane Tadzio e lentamente intorpidito dal colera che affligge la città. Morirà sulla spiaggia del Lido, colpito anche lui dall'epidemia.
Kadykchan, una ex-città mineraria nella regione siberiana del Magadan, è passata nel corso di un ventennio da 10.000 a 500 abitanti. Il governo russo ha varato un piano quinquennale per smantellare 240 cittadine siberiane ritenute "senza prospettive".
"Heimat" è un termine tedesco che non ha un corrispettivo nelle lingue neolatine e indica generalmente il luogo dove ci si sente a casa. Nel secondo dopoguerra nei paesi di lingua tedesca nacque un genere cinematografico che si fondava sul concetto di "Heimat," filmucoli sentimentale e naïf ambientati nella Alpi Bavaresi o nella Foresta Nera. Dal 1984 Edgard Reitz ha girato Heimat, Heimat 2 - Cronaca di una giovinezza e Heimat 3 - Cronaca di una svolta epocale, una saga che ripercorre la storia della Germania nel XX Secolo attraverso quella della famiglia Simon.
Vita e morte dei suburbia di Lucia Tozzi è apparso su Abitare #491. Nell'articolo l'autrice osserva la crisi strutturale del modello suburbano americano.
Serge Latouche è un filosofo ed economista tedesco. Secondo Latouche la crescita economica non è sostenibile per l'ecosistema della terra ed è quindi necessario adottare un sistema economico basato su principi ecologici. Come sopravvivere allo sviluppo: dalla decolonizzazione dell'immaginario economico alla costruzione di una società alternativa è il suo libro più letto e in Italia è edito per i tipi di Bollati Boringhieri.
Cyprien Gaillard, Cairns (12 Riverford Road, Pollokshaws, Glasgow, 1967-2008), 2008 - Courtesy: Laura Bartlett Gallery, London / Deimantas Narkevicius, The Dub Effect (film still), 2008 - Courtesy: gb agency, Paris / Andrei Roiter, The White Tent, 2008 - Courtesy: the artist / Clemens von Wedemeyer, Silberhöhe (film still), 2003 - Courtesy: Galerie Jocelyn Wolff, Paris / Corine Vermeulen-Smith, Kurt's Car, Warren Avenue, Detroit